LA VERA STORIA DI UN NOME:
PER UNA LAPIDE IN PIAZZA DELLA LIBERTAÕ

Andrea Massaro 
     
    


La prossima apertura della Piazza della Libertˆ di Avellino, a parte le numerose polemiche che si sono accompagnate alla sua trasformazione,  ne potrˆ suscitare delle nuove sul monumento che dovrebbe dare decoro alla piazza. Giˆ fioccano nuove e varie proposte sullÕopera da realizzare. Altre saranno inevitabilmente formulate nei giorni a venire. Da questa pagina, con molta umiltˆ e discrezione, suggeriamo di onorare un vecchio debito nei confronti della principale piazza di Avellino, contratto dallÕAmministrazione comunale oltre un secolo e mezzo fa. A tal fine � opportuno srotolare il vecchio film della storia, che parte da lontano, e fa riferimento ai vari nomi con la quale la stessa piazza � stata riconosciuta nel corso dei secoli. A partire dal semplice ÒLargoÓ. Presso lÕArchivio di Stato di Avellino � conservata una pregevole tavola acquerellata, eseguita nel 1765 dallÕagrimensore Giacomo Baratta, descritta come ÒPianta del LargoÓ. Non molti decenni fa, specialmente le generazioni di ieri, appellavano lo spazio  Òforo oÕ llarioÓ. Nel 1808, con la installazione dei Tribunali, civile e penale, allocati nel Palazzo Caracciolo, il Largo mut˜ il suo nome in ÒLargo dei TribunaliÓ.  Nel 1811 il Decurionato (Consiglio) decise di elevare una monumentale fontana in onore di Gioacchino Murat. Gli eventi seguenti impedirono la sua realizzazione.  Nella celebre veduta, eseguita dal pittore avellinese Cesare Uva, la piazza  � indicata dallÕartista con il citato nome. La ÒvedutaÓ fu eseguita nel 1858. Il nome  rimarrˆ in vigore fino al 1864. Alcuni autori di storia patria hanno fissato lÕattuale nome, Piazza della Libertˆ, allÕindomani dei moti costituzionali avellinesi del 1820. Ma non � cos“. La storia ci ricorda che alle cinque giornate di Avellino seguirono  numerose condanne a morte, al carcere e allÕesilio. Lo stesso Lorenzo de Concilj, il principale  artefice dellÕinsurrezione, and˜ esule in vari Paesi per circa un trentennio. Per parlare di libertˆ bisogna aspettare circa mezzo secolo dopo. Una nostra fortunata ricerca ha consentito di sciogliere il dubbio  attraverso un atto ufficiale del Consiglio comunale, adottato nella seduta del 22 dicembre 1864. Nella giornata prenatalizia i consiglieri eletti allÕindomani dellÕUnitˆ dÕItalia, si riunirono per approvare il bilancio di quellÕanno. Tra i vari consiglieri presenti sedeva il patriota Tommaso Imbimbo, esponente di una facoltosa famiglia che per la causa unitaria aveva dato un grande contributo. Il reduce dei fatti del 1820 nel prendere la parola lamenta come la principale piazza di Avellino non ricorda fatti cos“ gloriosi. Questo il suo intervento: Òmancando alla cittˆ un monumento che facci palesi le sue gloriose memorie politiche , propongo che nella piazza maggiore della cittˆ si ponga una lapide di marmo con iscrizione ove si manifesti, colˆ nel 1820, essersi iniziato il primo movimento di Libertˆ - e nel 1860 - essersi risposto allÕardimento deÕ Mille da un popolo quasi inerme colla espulsione deÕ sgherri stranieri- e che ivi - la Piazza cangiasse il suo nome attuale in quello di PIAZZA DELLA LIBERTAÕ. Il richiamo ai fatti del 1860 ricorda la cacciata da Avellino delle truppe bavarese, al servizio dei Borbone, costrette a lasciare la cittˆ sotto la spinta della popolazione in rivolta. Per dare concreta esecuzione a tale decisione fu iscritta nelle pieghe del bilancio unÕaddizionale di lire trecento . La proposta fu approvata col voto unanime dei presenti, molti dei quali partecipi dei fatti oltre  che del 1820, anche di quelli del 1848 e 1860-61. LÕimpegno assunto dal consesso di quel tempo, purtroppo, non � stato mai onorato. A ricordare lÕevento resta, tuttavia, una lapide apposta sulla facciata della Prefettura lungo il Corso Vittorio Emanuele. Ancora un mutamento di nome nel 1938 ad opera del fascismo che battezz˜ il largo in Piazza della Rivoluzione. Sarˆ il Podestˆ de Conciliis, il giorno dopo la caduta del fascismo (26 luglio 1943), a ripristinare lÕantico e glorioso nome. Il dibattito di questi giorni potrebbe essere, per lÕattuale amministrazione, il momento di onorare un debito che dura ma moltissimo tempo anche per tacitare le tante polemiche che si sono accompagnate ai lavori della piazza.    


Qui l' articolo sul Mattino