LE NEVICATE

Memorabili nevicate si sono registrate nel corso dei secoli in Irpinia.

Ricordo ancora oggi che la prima volta che mi recai a Napoli per gli studi universitari, eravamo nel novembre 1965, non appena una signora senti che ero di Avellino, mi apostrofò dicendo : la città della neve.

A Napoli durante le nevicate storiche il manto nevoso si è adagiato al massimo sulla cima del Vesuvio,700 metri di altitudine.

Ebbene la signora aveva perfettamente ragione.

Infatti fino agli anni '80, Avellino e l'Irpinia hanno fatto registrare nevicate copiose e durature.

Tra le più famose, si ricordano quelle del 1929, del 1956,del 1973 e , a ridosso di una  epifania degli anni '80.

Le caratteristiche del 1929 e 1956 furono la lunga durata.

In effetti le nevicate perdurarono per tutto il mese di febbraio.

Nel 1956 dal 30 gennaio al 4 marzo dello stesso anno,per la gioia di noi giovanissimi che  giocammo a lungo a fare pupazzi di neve e a lanciare palle di neve.

Eppoi  è da registrare l'abbondanza di caduta del manto nevose: in Alta Irpinia si registrarono fino a 6 metri di neve.

Nel '73 e negli anni '80 la durata di nevicate fu più breve, eppure si registrò fino a 

1 metro e mezzo di manto nevoso.

Ma spesso la storia non docet, non insegna, specie agli amministratori ottusi. Infatti

nonostante questa storia meteorologica particolare, quasi sempre ci si trovava impreparati e isolati per svariati giorni , se non addirittura mesi.: quindi proteste a non finire da parte di tutti.

Pensate che nel 1973 rimase isolato lo stesso ospedale di Avellino: tra la notte del 5 e 6 dicembre cadde mezzo metro di neve in città.

Mio fratello, Costantino d'Argenio, a Lacedonia per lavoro, nel 1962, quale fattorino scelto dell'Agita, una delle due grandi aziende di trasporto pubblico dell'Irpinia, rimase ivi un mese bloccato dal manto nevoso?!?

Nel 1956 mio padre, Ciro d'Argenio, ispettore-capocontrollo sempre dell'Agita trasporti,era a Napoli per servizio; senti che per mancanza di energia elettrica i panettieri non avevano potuto panificare, portò un pezzo di pane a ognuna delle 8  famiglie che abitavano  in via Cavour , n.12.

Sempre in quell'anno,fu l'ultima volta che si videro i lupi alla periferia di avello: via cavour confinava appunto con il 'Vallone dei Lupi, oggi surclassato dal cemento per civili abitazioni e per la costruzione del campus scolastico della città, in via Morellie Silvati.

 

 

I ROBIVECCHIE

Di già nel 1200 si iniziava a fare la raccolta differenziata in primis, essendo molto attiva l'attività di lavorazione dei tessuti, vedi Località Fornelle di Avellino, lo si effettuava appunto per i tessuti.

Detta attività cessò nel 1600.

Col tempo si ha una evoluzione e si arriva al dopoguerra quando è lo straccivendolo a farla da padrone.

Questi con una carretta tirata a mano o da qualche equino, girava per la città-

Raccoglieva tutto quanto ritenuto non più utilizzabile e in cambio dava piatti, bicchieri, posate, vasi per piante e tanto altro.

Negli anni '80 si iniziò a regolamentare in Italia la raccolta differenziata.

In Lombardia si registrò il 40%,in città come Palermo e Catania la raccolta era minima.

In questi stessi anni, iniziarono l'attività anche i Mercatini dell'usato che svolgono un'attività meritoria riciclando molto materiale di ogni specie, come abbigliamento, scarpe, stivali, libri, dischi, cd,dvd,videocassette e quindi svolgendo a un'attività molto meritoria nel settore ambientale.

Il problema più grave è quello della plastica: i mari e gli oceani ne sono pieni e non bastano le numerose attività poste in essere dagli stati e dal volontariato per eliminare l'incresciosa situazione.

Naturalmente l'attività più meritoria di riciclo la effettuiamo noi cittadini svolgendo una intelligente raccolta differenziata dei rifiuti.

La città di Avellino parti con un 40% e negli anni '80 ha quasi raddoppiato detta racolta.

Bisogna continuare  cosi per un ambiente migliore per tutti.

Lode ai robivecchie, ai mercatini dell'usato e a tutti coloro che si dedicano con dedizione a una delle problematiche più complesse per l'umanità intera.

 

L’ ULTIMO LUSTRASCARPE

Fu l'ultimo dei lustrascarpe di Avellino.

Il suo nome era Costantino Spagnuolo e soleva stazionare fisso a Piazza Libertà con le sue modeste  attrezzature che consistevano in un poggiapiedi in legno, qualche spazzola , qualche cromatina appunto per lucidare le scarpe: bastava il suo tocco magistrale e le scarpe tornavano come nuove.

Il suo posto fisso era questo in tutti i sensi cioè come lavoro fisso e come sede.

Chi lo cercava non doveva fare altro che recarsi tra l'ufficio Agita autolinee e il caffè Margherita che era posizionato tra piazza Libertà e via dei due Principati, il vecchio palazzo con piccola galleria,una delle prime di Avellino, nel dopoguerra,.

Detto fabbricato era noto come il palazzo dell'Ina assicurazioni; oggi , dopo la demolizione, ha assunto il nome del nuovo costruttore e cioè Ercolino, già presidente del basket Avellino.

L'edificio ospitava anche la ditta Camera , prodotti per l'elettricità, la nota Banca popolare dell'Irpinia , una lavanderia molto accorsata ed era anche uno dei pochi ad avere un portiere che doveva controllare in uno con la moglie due ingressi perchè si dilungava fino a via generale Cascino

Il fratello di Costantino Spagnuolo, Ciro, era invece un factotum della cennata società Agita e sostava sempre negli uffici della cennata società, per dare una mano al personale e ai viaggiatori.

Costantino profittava del via vai dei viaggiatori per fare biglietti di corsa, per chiedere informazioni sulle corse o per viaggi e anche dei numerosi commercianti di bestiame che effettuavano compravendita nella stessa piazza; tutti costoro facevano buona clientela per l'umile e modesto Costantino che riusci per anni a sostentare la sua famiglia.

Infatti, l'Agita e la società di viaggi Ciriello che prosegue tuttora l'attività, condividevano gli stessi locali ed erano attaccati al bar Margherita retto da  don Ciccio, famoso per il sigaro che aveva costantemente in bocca e poi dal figlio don Salvatore Mazza., attività spostatasi oggi al Corso, quasi attigua alla Prefettura della città.

Poi l'Agita si spostò a piazza Kennedy negli anni '60 e Costantino ormai avanti negli anni non se la senti di spostarsi a sua volta nella nuova sede dei trasporti   e terminò cosi l'attività dell'ultimo  lustrascarpe di Avellino.

 

 

 

LA BEFANA

Fino al boom economico che si registrò in Italia  negli anni '60, i bambini aspettavano la Befana per i regali.

Oggi  questo avviene sia a Natale, Gesù bambino e sia alla Befana, a parte che di  regali i bambini e bambine  ne ricevono tutti i giorni e  sono anche molto più costosi.

Negli anni '50 ci si contentava di poco e , guarda caso si era molto più felici di oggi.

I maschietti ricevevano il fucile a scoppio, fucile fatto  di legno, con una cordicella a cui era legato alla punta un sughero che premendo il grilletto, procurava per  l' appunto il rumore tipico di uno scoppio, oppure  rumorosi trombette e fischietti.

Le bimbe si contentavano di una piccola e modesta bambola, quindi non costosa e appariscente come oggi o  di qualche cucinino.

Per molti era il momento per indossare qualche abito e delle scarpe nuove.

Questo perchè l'abbigliamento si passava dal più grande della famiglia, a mano a mano, ai più piccoli; si viveva con un solo stipendio, e già ci si reputava fortunati.

La disoccupazione era enorme e lo dimostrano i numerosi irpini che furono costretti ad emigrare in tutto il resto del mondo.

Si pensava solo a poter porre  il piatto in tavola e non a tutte le spese, spessissimo anche inuili, che si compiono al giorno d'oggi.

Ci si riscaldava con il braciere di carbonella che serviva pure da "asciuttapanni" per fare asciugare il bucato, quando non era possibile sciorinarlo al sole, per il tempo atmosferico inclemente;i più fortunati  si riscaldavano con con le stufette elettriche; i ricconi si servivano  di termosifoni di ghisa, materiale che manteneva  a lungo  il calore.

Il bucato si faceva a mano con i noti saponi Scala, OMO,OLA', e i meno fortunati lo continuavano a fare nel lavatoio comunale, al freddo e al gelo.

Non si contano le numerose multe che i vigili urbani comminavano a chi era in "difetto" cioè lo facevano in luoghi non autorizzati.

Oggi i lavatoi sono divenuti monumenti da visitare assolutamente.

Non diciamo di tornare a quei tempi, ma almeno pensiamo a quanto siamo  fortunati oggigiorno!

Giustamente il compianto parroco, per circa un ventennio, del santuario del Santissimo Rosario, padre Francesco Benincasa, osava dire" fate tante cose, siete impegnati in tante cose, ma chi pensa a Gesù"?

 

 

VIA CAVOUR E VALLONE DEI LUPI

Alla fine di via Cavour, tra via Raffaele Aversa,vittima avellinese delle fosse ardeatine a Roma,e via Morelli e Silvati- via dei Campus scolastici, insiste tuttora il Vallone dei Lupi.

Faceva parte della grande distesa di verde che comprendeva tutte le succitate strade moderne, nate dagli anni 50 a venire.

Qui insisteva la società LARI- latterie riunite irpine, anche se  vi erano dei contadini che portavano il latte fino a domicilio.

La strada era sfruttata per attraversare i vari sentieri, compiendo la nota corsa di atletica leggera dei 1500 metri.

La stessa fino alla fine degli anni '60 ha visto comparire i lupi che vivevano ad Acquafidia e Montevergine,specie in occasione delle tremende e copiose nevicate che si dovettero registrare nel 1929 e nel 1956, che furono chiamati anni polari: in tutta Europa la colonnina del mercurio scese a -60 gradi e per più di 40 giorni si ebbero nevicate continue: caddero fiocchi di neve sotto tutte le forme e dimensioni, fino a raggiungere sui monti irpini i sei metri di coltre nevosa. Dal 60 ad oggi a stento si registra 1 metro di neve nel periodo autunno-primavera.

E chi ha visto più tanto bene di Dio?

Naturalmente grande fu la gioia dei bambini  che mai  avrebbero creduto in vacanze di scuola  tanto durature

Da allora i lupi non si sono visti più, ma rimane una piccola strada che ricorda la loro comparsa in zona vicinissima al centro di Avellino

Mi si permetta un bel ricordo familiare. Mio padre Ciro d'Argenio effettuava il servizio di controllore sulla linea Avellino- Napoli.

Seppe che i panificatori avellinesi non avevano potuto panificare per mancanza di energia elettrica, ebbene, pensò di portare un pezzo di pane da Napoli, per ognuna delle 8 famiglie che abitavano al civico 12 di via Cavour..

Queste parole gridava a gran voce il  venditore ambulante che frequentava le zone di Avellino prive di attività commerciali fisse.

Era il caso anche per la via Cavour che si andò popolando di  tredici palazzine per circa 100 famiglie, nell'immediato dopoguerra, grazie anche agli aiuti economici finanziati dall'America, tra l'altro non a fondo perduto.

Infatti lo scopo di detti aiuti era quello di far risollevare l'Europa uscita con le ossa davvero rotte dopo i durissimi bombardamenti di forze militari alleate e non  e cinque anni di morti e distruzioni.

Le città di Coventry e Dresda, pensate, furono completamente rase al suolo e gli Usa in queste condizioni avrebbero perso un mercato economico molto importante, venendo meno il vecchio continente.

A via Cavour , a metà strada, col tempo, apri un alimentari e questo era tutto il commercio esistente.

Per il resto bisognava fare  circa cinquecento metri per portarsi al Viale Italia, molto più sviluppato nel settore commerciale per l'esistenza di un consolidato centro urbano e della stessa caserma militare 'Berardi' che arrivò ad ospitare nei momenti più 'floridi' fino a cinquemila reclute, provenienti dall'intera Italia.

Tra l'altro effettuò il servizio di leva militare il noto cantante Gianni Morandi che fece amicizia  con una famiglia di Atripalda.

Tra l'altro qui stazionavano i 'vecchi' filobus, in attesa della partenza per effettuare una nuova corsa fino a piazza Libertà oppure fino ad Atripalda o Mercogliano; per intenderci la piazza dove oggi insiste la sede dell 'università di enologia Francesco De Sanctis.

A proposito dei propositi chi pagherà per i cinquanta e più miliardi di euro sprecati per la metropolitana leggera, mai entrata in funzione?

Tornando al vecchio lupinaro di nome e di fatto, questi spingeva una carretta fornita di ogni ben di dio: appunto luini, olive veri e nere, noccioline americane, le famose 'sciuscelle' che era  ed è il dolce preferito dagli equini , a proposito la carne equina, a grande richiesta , è tornata in molti supermercati e, a seconda delle stagioni, anche le 'pollanghelle' ,spighe bollite e perchè no,qualche fetta di melone.

Ma gli anni passano e il nostro lupinaro si forni di un carrettino trainato da un asinello.

Cosi si evolvono i tempi. 

 

 

LA SCUOLA AI PLATANI
Era il 1952, 7 anni terminata la seconda, tremenda, guerra mondiale che aveva comportato lutti e rovine enormi in Europa e in Italia che aveva sopportato bombardamenti prima dai tedeschi e poi dagli stessi alleati.

Edifici scolastici a disposizione erano spesso di fortuna se non quasi introvabili.

La scuola elementare che accoglieva alunni  provenienti dal Viale Italia, via Cavour e via Colombo, era situata presso la sede di quella che oggi ospita la media inferiore dedicata al 'Solimena', irpino e grande artista di arte pittorica.

I maestri erano: la signora Petracca, Zarrilli,Vicario, De Lorenzo, Romei, il papà dell'ispettore Giuseppe Romei, già dirigente provveditorato studi di Avellino e ottimo assessore ai servizi

sociali del comune di Avellino ( in meno di un anno di carica ammodernò e rivoluzionò i detti servizi), la signora Corrado il cui coniuge era capitano presso la caserma Berardi della città, Viscione, De Venezia che terminò la carriera come dirigente scolastico.

Gli alunni Riccio, famoso in città come portabombole e tifosissimo dell'Avellino che abitava in Viale Italia, al termine del viale, dove il filobus, si 'girava' per tornare in Piazza Libertà; da via Cavour: Rizzo; lo scrivente, Miceli Stefano,poi docente stimato di economia aziendale presso il ' Fortunato', Casazza, poi colonnello dell'esercito, Piscione Limongiello di via Colombo.

Che fossero tempi bui lo si nota dal fatto che quasi ogni anno, cambiavamo maestri.

Di fronte alla scuola non poteva mancare una cartolibreria e a questo compito si adoperò Genovese, fornito di tutto: cancelleria, libri e, cosa gradevole e ricercata  da noi giovanissimi alunni, di liquerizie, caramelle, "fili del telefono", barchette, tutti doverosamente di liquirizia. e che costavano 1 lira ciascuna.

Il docente Pastore, prof. di musica, era assegnato alla scuola magistrale che era ospitata al primo piano del medesimo istituto, ma era sempre disponibile a dare una grossa mano all'atto delle recite che si tenevano a fine anno. Tra l'altro, papà del noto ginecologo, molto affermato e scomparso prematuramente.

Che dire a questo punto se non tempi belli di una volta, ma solo perchè ci si accontentava di poco! 

 

 

 

ANCORA SU VIA CAVOUR

Nel mese di agosto del 1953 sono consegnate le case: 13 palazzine per 6 famiglie in ognuna di esse.

Solo la strada rotabile fu sistemata per bene.

Tutto  resto era ancora da rifare, per dirla alla Gino Bartali, campionissimo di ciclismo e grande partigiano: scarsa illuminazione della strada; un fontanino per fronteggiare la carenza di forniture idriche alle abitazioni,storia che dura a tutt'oggi ,malauguratamente per l'intera Irpinia; negozi vari.

Ci si doveva fornire in Viale Italia, quartiere fornito di tutto e da tempo abitata,fare poi i duecento metri della caserma militare Berardi e si giungeva alla via Cavour, idem per i servizi filoviari, si avete compreso bene , negli anni '50 già le filovie erano in servizio,poi soppresse negli anni '70. che sostavano alla fine dei platani, dove oggi insiste la sede dell'università del vino, prodotto di eccellenza dell'Irpinia, conosciuto nel mondo intero.

Chi non ricorda il sig. Domenico, netturbino e il sig. Dante, postino: persone entrambe molto affabili con tutti e pronti a scherzare con noi ragazzini.

Dalla caserma Berardi partirono, marciando fino alla stazione ferroviaria di Avellino, migliaia di soldati per dare manforte alla difesa di Trieste libera.il Car-centro addestramento reclute, ne ospitava fino a 5mila, che portavano grande sollievo all'economia della città, consumando nelle pizzerie, nei ristoranti, quello dei Mupo, invia Manini, di fronte all'intendenza di finanza di Avellino, palazzo tra l'altro storico, era sempre zeppo e bisognava fare la fila per pranzare o cenare, nella sale cinematografiche, ben 4 all'epoca-Giordano, Partenio, Eliseo,Umberto.

Tra i canti intonati durante la marcia che colpi molto noi  bambini tutti:" mamma son cavaliere, me ne vado alla frontiera".

La nostra maestra di prima elementare moglie del notissimo commerciante di radio e dischi La Serra, tra l'altro, anche fondatore del teatro della città,era solita farci cantare, qualche minuto prima del suono della campanella che indicava l'uscita:" Noi di Italia siamo i lupotti, audaci e forti come aquilotti", oppure" La bandiera dei tre colori è sempre stata la più bella,noi vogliamo sempre quella per la nostra libertà, la libertà.la libertà".

Non vi dico dei militari che imparavano a suonare le varie marce: conoscevamo tutti  i canti, perchè abitavamo a ridosso della caserma.Quando finalmente, dopo i tre mesi di CAR, erano diventati bravini a suonare, davano il cambio alle nuove reclute e per noi restava " lo strazio" di ricominciare a sentire daccapo le musiche,spesso stonate, dei nuovi principianti alla musica.

 

l dott. Gerlando Presti, giornalista ,nostro carissimo amico, fondatore de' Il Malcontento' titolo che già dice tutto sui suoi articoli  e scritti vari  che definire "battaglieri" è poco; organizzatore del festival canoro per bambini " Il pinocchio d'oro", poliedrico  nelle sue attività, non si dimenticò dei defunti perchè a questi dedicò l'associazione" pro tombe abbandonate".

Questa consisteva nel portare almeno un  fiore alle tombe abbandonate.

Ma non  fu il solo, per fortuna.

Tutti ricorderanno Esterina che abitava al rione Aversa, dopo via Cavour, nella zona nord della caserma Berardi, per intenderci.

A proposito su questo prezioso sito c'è una sua foto

Ebbene lei con una santa pazienza era sempre a disposizione di tutti nel pulire giù al cimitero tombe e anche le ossa di coloro che lo richiedessero.

Ciò avveniva dopo un certo numero di anni,per porre poi le ossa pulite, in un  ossario di famiglia.

Oppure, per chi non lo si poteva permettere, in un ossario comune.

Alla stessa attività di dedicarono anche Ciro Capobianco che ultimamente abitava in via Nicolodi, zona dei prefabbricati pesanti e laterale al campus scolastico di Avellino.

Ciro, mi permetto di ricordare, si era molto affezionato alla tomba di un bimbo che non si era mai decomposto e cercava di mostrarlo a tutti coloro che lo desiderassero

Ancora L.B. ,signora sempre allegra e socievole e qualche altro ancora che ora non mi sovviene.

Come tutti i mestieri di un tempo, anche questa attività è scomparsa, come pure tutti i succitati nominativi.

 

 

 

 

PALAZZO SANDULLI

Il palazzo Sandulli insiste nel centro di Avellino, di fronte alla chiesa del Rosario.

La proprietà appartiene alla famiglia Sandulli.

Questa , come è noto, una delle storiche famiglie di avvocati della città di Avellino.

Il notissimo avvocato Antonio Sandul, civilista e  altrettanto famoso avvocato Raffaele Sandulli, penalista, purtroppo, entrambi scomparsi, MA GLI EREDI NE SONO OGGI DEGNISSIMI RAPPRESENTANTI.

Ma si può dire di essi che hanno fatto la storia dell'avvocatura in Irpinia e in campo nazionale.

Un palazzo accorsato  E al tempo dotato di portierato..

Ha resistito ai sisma del 1962 e del 1980, IN QUANTO costruito con i criteri del cuore e non del portafogli.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere a fondo la loro preparazione nel campo giuridico e la loro signorilità, quando siamo stati loro affittuari negli anni che vanno  dal 1957 al 1960.

Qui erano allocati i loro studi di avvocatura,l a famiglia Della Sala, e la famiglia dello scrivente.

Inoltre i locali terranei erano occupati dalla notissima libreria 'Book show' e dal salone di barbiere del sig. Armando, il cui figlio formò un complesso musicale che, ai tempi, fece 'furore' tra i giovani.

Presso la stessa si servivano anche i padri Domenicani: il parroco Agostino, padre Angelico Russo, il più longevo nel permanere in Avellino,  padre  PAOLO, PADRE  CELESTINO.Nella parte retrostante l'edificio che guarda al carcere borbonico, vi erano i depositi auto di Francesco Benevento che trattava noleggio auto e trasporti funebri; il fratello Antonio invece aveva sede al corso Europa,

Nella parte laterale che guarda all'oreficeria Caprio invece insisteva il noto ristorante 'Al pellegrino' che poi si trasferi agli inizi di via Tagliamento, sotto il palazzo a galleria, per poi cessare definitivamente l'attività negli anni '80.

                                         Anna Papa d'argenio

 

 IL PRESIDE GIZZI

Parlare di Dante Alighieri e parlare del preside Gizzi è la stessa cosa. Conosceva le opere di Dante a menadito e le citava di continuo; comunque la sua cultura era enorme anche per le altre discipline dei laureati in lettere classiche come filosofia, italiano, storia,geografiaatino,greco.

A tutta la enorme cultura, univa una grande umanità e socializzazione sia per i docenti e sia per gli alunni.

Ebbi la fortuna di conoscerlo nel triennio dal 1969 al 1972. Iniziavo la mia  attività nelle scuole.: Ero gasatissimo e altrettanto lo erano i miei genitori che  erano contentissimi di un figlio laureato in Economia e Commercio e docente.

Gli stessi complimenti ebbi dal cennato preside,dai colleghi e dagli stessi alunni.

A proposito cito un episodio bellissimo.

Ero giovanissimo e mi davano e mi danno tutt'oggi tutti almeno 10 anni di meno.

Ebbene, un giorno mentre eravamo tutti nell'androne della scuola per ragionieri "Bruno" di Ariano Irpino" ,in attesa del suono della campanella che indicava l'ingresso, alcuni alunni di altre sezioni, che giustamente non mi conoscevano, domandarono: "Tu, in quale sezione sei? Ed Io, senza scompormi,risposi sono della sezione D, che era il corso in cui insegnavo.

I docenti provenivano da tutta la Campania, ma i più erano di Avellino ed Ariano irpino.

 

Gli alunni , invece, provenivano dall'arianese, da Montecalvo Irpino, ma udite, udite molti venivano da Avellino- Ed oggi sono tutti affermati professioni e commercianti.

Questi erano alquanto 'scapocchioni' al tempo e venivano nelle scuole della provincia irpina con la speranza che le scuole fossero' più facili', anche perchè non vi erano al tempo le numerose scuole private e paritarie di oggi.

Il Preside Gizzi era molto impegnato anche in politica, fu pure assessore alla provincia, ai tempi della potente democrazia cristiana, lui e il suo fido 'scudiero' Santoro, ottimo funzionario dell 'Air autoservizi  presso la sede di Ariano Irpino.

Il preside soleva dire:" chiamo te, quando mancano docenti, perchè sei uno dei pochi che si mette a disposizione" ed "io, di rimando,non mi pesa perchè, pensate, sin da piccolo, a chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande, rispondevo il professore'".

Grande era l'afflato con gli alunni che, oggi si dovrebbe ripristinare, i quali erano sempre pronti a farmi dare un passaggio in auto dai loro familiari, quando ne ero sprovvisto e offrirmi parte della loro colazione

Don Vito  penna arguta e profonda e , nonchè,già ottimo parroco in quel di Carife, centro rinomato per la produzione dell'olio Ravece dop, in uno  con l'arianese e la Baronia.

E' stato compagno di studi di don Gerardo Capaldo,negli anni '60' , il fondatore de " il Ponte", periodico cattolico nel 1975, il più letto tra i settimanali irpini ed in atto egregio  rettore della Casa di riposo " Rubilli" di Viale Italia, in Avellino.

Innumerevoli i suoi scritti, pubblicati su molti giornali e periodici dell'Irpinia e della Campania, tra cui altrettanti numerosi , sul già citato "Il Ponte".

Scritti che dimostrano la grande cultura di un altrettanto grande uomo di chiesa.

E non poteva essere che cosi, perchè,come è noto, la Chiesa è per la cultura, la sapienza e la conoscenza.

E don Vito si è impregnato appunto di cultura e di conoscenza.

Dante afferma:" nati non foste per vivere come bruti,ma per seguire virtute e conoscenza"

Numerose le sue ricerche e  i suoi scritti, su San Marciano, patrono di Frigento, altro rinomato centro irpino noto, tra l'altro, per il suo meraviglioso belvedere.

Il verde dell'Irpinia, i suoi campi agricoli sono musa ispiratore per chi ama il meraviglioso mondo della cultura. Non a caso, l'Irpinia viene spesso paragonata alla verde Umbria. in questi giorni si sta elogiando l'agricoltura irpina come una delle migliori d' Italia, vedasi il citato Ravece, i vini docg, le pasti alimentari, il pane di Montecalvo e di ogni paese della provincia, tutti uno più buono dell'altro e tanto ancora.

Don Vito accanito lettore, anzi divoratore  di libri e scritti vari,tra le tante cose, ha avuto ed ha il dono di trasmettere il suo sapere agli altri.

Ciò è dimostrato anche dalle sue prediche, durante la celebrazione di ogni Santa Messa.

Se qualche volta c'è stata 'contestazione' questa è stata solo al fine di affermare sempre la verità storica dei fatti e degli avvenimenti.

Insomma don Vito Tedeschi è un ministro di Dio, degno di tale nome e cosi sarà sempre ricordato.

                                      Anna Francesca Carla Papa d'Argenio

 

 

IL DOTTORE DE CAPRARIS

Era un giovanissimo medico proprio all'atto in cui Avellino subiva i tremendi bombardamenti dal 14 settembre al 1 ottobre 1943.

Egli si prodigò per i feriti e per i moribondi fino a quando i genitori, che temevano per la sua vita, non lo convinsero a rifugiarsi nelle vicine, numerose campagne che contornavano la città, in quel periodo.

Per fortuna, molti si prodigarono nell'assistenza, tra questi il vescovo Bentivoglio, molti sacerdoti, il tenente Laudicina, il preside Ferrante che trasformò  la scuola che dirigeva in un ospedale, l'infermiere Caron Carlo, proveniente dal Veneto e di stanza presso la caserma Berardi, valoroso generale ,originario di Sant'Angelo dei Lombardi,le suore e tanti. tanti altri che sarebbe lungo enumerare.

La famiglia del rev. Mario Picariello ospitò molti nelle proprietà di campagna.

,Questi avvenimenti  li elencano dettagliatamente  il prof. Cannaviello,il massimo storico ,insieme al prof.Grimaldi ,e allo stesso don Mario  che  descrivono dettagliatamente  quei momenti terribili per la nostra amata città e per l'intera Irpinia.

Tra l'altro don Baratta perse la vita mentre assisteva le " sue anime" con grandissimo impegno,come del resto aveva sempre fatto solertemente, perchè dire di lui grande religioso è davvero poco, bastonato da soldataglia ubriaca nei pressi dell'orto botanico -villa comunale- di Avellino, sorto negli anni '30.

Il dott.Pietro, si è comunque portato dietro l'impegno per i suoi assistiti per tutta la sua vita.

Il suo cruccio era  che nessuno dei  tre figli  aveva voluto proseguire la sua nobile attività, che, invece,  ha continuato suo genero, come affermato farmacista ed ora i nipoti.

Molto modestamente gli rispondevo:"vi siete prodigato molto e siete stato disponibile 24 ore su 24 , nel tempo in cui non era ancora operativo il 118, cosi come altri bravissimi medici del suo tempo , come Rotondi,Guerriero, Tino e tanti altri , che chiamare valorosi , è ben poco , per ricompensarli per quello che hanno operato., in tempi non facili, sotto tutti i punti di vista".

Mi si permetta un ricordo personale.

Al citato, signorile medico, piaceva scherzare con i bambini

Avevo mal di gola e mi recai dal dott.Pietro,grande amico di fanciullezza di mio padre Ciro d'Argenio. Quando gli chiesi uno sciroppo, era restio a dare medicine, mi disse.:"Scendi dal mio studio. A sinistra trovi il Gran Caffè Italia e bevi qualcosa di caldo. vedrai che ti

 passerà tutto.

Il suo ricordo resterà indelebile perchè ha dato testimonianza di amorevole dedizione per la sua famiglia e per i suoi numerosi pazienti.

                                       Annino d'Argenio

SABATIELLO

Sabatiello  sta ad indicare Sabato Iannaccone in modo molto, ma molto affettivo.

Ed egli merita questo e altro perchè ha fatto e continua a fare tramite i suoi familiari l'attività tra le più antiche: la vendita di generi alimentari e che generi!

Tutti di altissima qualità:

Tra i tanti si pensi ai biscotti di Gragnano e a quelli di Castellammare di Stabia, ormai introvabili in città, quindi è come dire il meglio degli alimentari a livello mondiale. Infatti questi prodotti in uno con le pasti alimentari ancora oggi dettano legge nel mondo  , dando luogo ad esportazioni in tutto il globo terraqueo.

A lui hanno seguito nell'attività il figlio Vittorio con la indimenticabile moglie e ,in atto, il figlio di questi ultimi, Walter.

Lo stesso è preparato, è gentile, sempre sorridente e sa anche colloquiare e intrattenere  l'affezionata clientela del Corso vittorio Emanuele. 

Un  come si usava fare negli anni cinquanta , quando queste attività diventavano piccoli salotti per scambiare idee e notizie cittadine.

Ma,oltre alla genuinità dei prodotti, bisogna pensare che è l'unica attività del genere per centinaia di metri in città, per reperirne qualche altra bisogna portarsi in Piazza Libertà.

Quindi plausi in tutti  i sensi.

Aveva iniziato Sabato con la moglie Elisa Santoro, sorella del notissimo medico Antonio Santoro. Potremmo dire siamo nella preistoria della medicina, quando questi insieme ai dottori Tino, Guerriero, De Caprariis e ,per fortuna, tanti altri davvero benemeriti, erano il 118 di oggi: sempre pronti ad intervenire ,a tutte le ore,  e a soccorrere chi ne aveva bisogno.

Ma gli Iannaccone e i Santoro hanno avuto anche le capacità di fare innamorare delle loro attività gli eredi; vedasi il dott. Antonio Santoro,stimato cardiologo e, a tutt'oggi, in attività.

In definitiva siamo tra le attività storiche della nostra amata città che continuano imperterrite a portare avanti le antiche tradizioni, vedi: le sorelle Gengaro, Marzullo, Gerardo Scardino, ultraottantenne che continua imperterrito a gestire la sua accorsata barberia e tanti altri di cui magari parleremo più dettagliatamente le prossime volte.

                                                  Annino d'Argenio